La dipendenza affettiva può essere definita come una forma di amore patologico caratterizzato da assenza di reciprocità all’interno del rapporto tra i partner; uno dei due, solitamente la donna, si aggiudica, difatti, il compito di dispensatore di amore e cure a senso unico, vedendo nel legame con l’altro la sua unica ragione di esistenza.
La dipendenza di tipo affettivo rientra nella categoria delle Nuove Dipendenze, che includono tutte quelle forme di dipendenza in cui non è previsto l’uso di alcuna sostanza (es. alcool o droga) bensì l’oggetto della dipendenza è rappresentato da attività o comportamenti, in questo caso la relazione con l’altro, che fanno parte della routine quotidiana. Per inciso, tra le nuove dipendenze ritroviamo, oltre a quella affettiva, anche quelle legate allo shopping, al lavoro, allo sport, al sesso, ad internet o al gioco d’azzardo.
La dipendenza affettiva possiede, comunque, tutte le caratteristiche della dipendenza da sostanza, vi sono presenti, infatti:
Ebbrezza: la forte emozione di piacere sperimentata dal dipendente quando si trova in compagnia del proprio partner non è ottenibile in altro modo ed è l’unica a farlo sentire bene;
Tolleranza: il dipendente ricerca quantità di tempo sempre maggiori da destinare al partner riducendo in tal modo il proprio spazio vitale e relazionale;
Astinenza: l’assenza del partner getta la persona dipendente in uno stato di allarme, il bisogno della presenza dell’altro è talmente profondo che egli sente di esistere esclusivamente quando questi gli è vicino. Il partner viene vissuto come fonte unica di gratificazione e significato.
La dipendenza affettiva nasce prima dell’instaurarsi di un rapporto di coppia, ossia attraverso la ricerca, in modo inconscio, di un partner che sia in possesso di caratteristiche che porteranno alla sofferenza e al patimento; di solito si ricerca, infatti, qualcuno che sia sfuggente e piuttosto problematico. La dipendenza affettiva affonda le proprie radici nella qualità del rapporto avuto con i propri genitori durante l’infanzia; i genitori dei soggetti dipendenti hanno, di norma, elargito numerosi messaggi al bambino di non essere abbastanza degno delle loro attenzioni e del loro amore. Parliamo, quindi, di bambini che hanno dovuto crescere in fretta, si sono “adultizzati” prima del tempo, hanno dovuto prendersi cura delle loro figure di riferimento, imparando, erroneamente, che l’unico modo di ottenere cure era attraverso il sacrificio per gli altri. Tale carenza nell’infanzia porterà da adulti al possesso di una scarsa autostima ed ad una continua ed ingannevole ricerca di colmare tale deficit, purtroppo solo in modo superficiale e provvisorio, attraverso comportamenti iperprotettivi o controllanti del partner del momento.
Tale condotta non è rintracciabile solo in una relazione ma, attraverso una vera e propria coazione a ripetere; il dipendente affettivo, infatti, tenderà a riprodurre in ogni relazione lo stesso copione comportamentale di dipendenza amorosa; egli ripeterà in automatico dinamiche e situazioni del proprio passato di sofferenza, in modo inconsapevole e, quindi, senza offrirsi possibilità di cambiamento o capacità di obiettività.
Nella donna adulta solitamente si ritrovano comportamenti protettivi, quasi materni, nei confronti del proprio compagno anche mettendo in disparte i propri bisogni, il proprio tempo e spazio e la propria natura, il tutto in virtù dell’angoscia di essere abbandonate. Nell’uomo, invece, è più facile ritrovare comportamenti che mascherano la paura di abbandono, quali un proficuo investimento delle proprie energie nel lavoro o nello sport o comportandosi anch’egli in maniera protettiva fino ad arrivare ad una gelosia e possessività patologiche.
La dipendenza è, comunque, un fenomeno co-costruito dalle due parti poiché anche chi instaura una relazione con una persona dipendente ha le stesse necessità di risolvere dinamiche infantili irrisolte attraverso, ad esempio, il bisogno di essere accudito o, al contrario, di sperimentare un ruolo di potere diventando sfuggente o rifiutante nei confronti dell’altro.
Vi è una alternativa alla dipendenza affettiva? E soprattutto, in che modo si può affrontare la dipendenza affettiva? L’alternativa per uscire dalla dipendenza affettiva esiste e passa attraverso un lavoro di profonda consapevolezza e conoscenza dei propri modelli comportamentali all’interno delle relazioni affettive e della tipologia dei partner scelti per poterli mettere in atto. Quando la relazione affettiva, quindi, diviene talmente sofferente da mettere a repentaglio l’equilibrio quotidiano della propria vita, bisogna prendere coscienza della situazione e porvi rimedio chiedendo l’intervento di uno psicoterapeuta. Attraverso un percorso di terapia si potranno ottenere nuove prospettive per creare rapporti più autentici , produttivi e soddisfacenti, ma soprattutto si lavorerà sulla costruzione della propria autostima e del rispetto per se stessi. Solo attraverso la costruzione di un amore sano e vero verso la propria persona, mediante il rispetto per se stessi, si potrà raggiungere la capacità di scegliere partner non problematici e quindi di amare e relazionarsi con l’altro ottenendo appagamento e non più sofferenza.
Decidi di iniziare a stare meglio
Contattami adesso per trovare insieme il percorso migliore per le tue esigenze.